Turismo europeo in crescita nel 2025: oltre 3,1 miliardi di pernottamenti nelle strutture ricettive

Turismo europeo in crescita nel 2025: oltre 3,1 miliardi di pernottamenti nelle strutture ricettive

Il turismo europeo ha chiuso il 2025 con 3,14 miliardi di pernottamenti nelle strutture ricettive dell'Unione europea, circa 123 milioni in più rispetto all'anno precedente. L'incremento del 4,1%, certificato da Eurostat nell'aggiornamento pubblicato il 16 ottobre 2026, conferma l'espansione della domanda turistica e porta il numero delle presenze a un livello superiore del 26,5% rispetto al 2015.

Il risultato equivale, in termini statistici, a circa 336.400 pernottamenti aggiuntivi al giorno rispetto alla media del 2024. La crescita riguarda un mercato nel quale i viaggiatori residenti nell'Unione europea continuano a rappresentare la componente dominante, mentre aumentano gli arrivi dai mercati extraeuropei, soprattutto asiatici e africani.

Il dato sulle notti negli alberghi europei nel 2025 richiede tuttavia una precisazione: la rilevazione Eurostat comprende diverse categorie di strutture ricettive, dagli hotel agli appartamenti turistici, fino ai campeggi. Il numero complessivo descrive quindi l'andamento dell'ospitalità a pagamento nei 27 Stati membri, non esclusivamente quello degli alberghi tradizionali.

Pernottamenti in aumento del 4,1%: come leggere i dati Eurostat

L'aggiornamento statistico di ottobre si basa sulle informazioni annuali trasmesse dalle autorità nazionali a Eurostat. Si tratta di una rilevazione più articolata rispetto alle prime stime mensili diffuse durante l'anno, che consente di analizzare la distribuzione delle presenze per tipologia di alloggio, provenienza degli ospiti e territorio.

La crescita del 2025 si inserisce in un percorso di recupero iniziato dopo il crollo provocato dalla pandemia. Nel 2020 i pernottamenti turistici europei erano diminuiti del 51% rispetto al 2019. La ripresa è proseguita negli anni successivi, con un incremento del 6,8% nel 2023 e del 2,7% nel 2024, quando è stata superata per la prima volta la soglia dei tre miliardi di notti.

Un elemento significativo riguarda la differenza fra i dati annuali e le precedenti pubblicazioni basate sulle serie mensili. Nel marzo 2026 Eurostat aveva indicato una crescita del 2,2% per il 2025. L'aggiornamento annuale di ottobre riporta invece il 4,1%, utilizzando un diverso insieme di informazioni statistiche.

La comparabilità dei risultati è influenzata anche dalle modifiche dei sistemi nazionali di rilevazione. In particolare, Eurostat segnala che Italia e Lituania hanno ampliato dal 2025 la copertura delle statistiche ricettive. Una parte dell'aumento registrato in questi Paesi risente quindi del cambiamento metodologico e non può essere interpretata automaticamente come una crescita equivalente della domanda a parità di strutture osservate.

Alberghi, case vacanza e campeggi: dove si concentrano le presenze

L'analisi delle notti negli alberghi europei nel 2025 evidenzia il peso ancora prevalente dell'ospitalità alberghiera, ma mostra anche quanto sia articolato il mercato degli alloggi turistici.

Gli hotel e le strutture assimilabili hanno concentrato il 61,4% dei pernottamenti complessivi. Le abitazioni per vacanze e gli altri alloggi per soggiorni brevi hanno rappresentato il 24,8%, mentre campeggi e aree attrezzate per camper e roulotte hanno raggiunto il 13,8%.

Le differenze emergono soprattutto osservando le variazioni rispetto al 2024. I pernottamenti negli alberghi sono aumentati dell'1,7%, mentre le strutture per vacanze e soggiorni brevi hanno registrato una crescita del 9,2%. Nei campeggi l'incremento è stato del 5,8%.

La componente extralberghiera ha quindi contribuito in maniera rilevante all'espansione complessiva del settore. Questo risultato non dimostra necessariamente un trasferimento di clienti dagli hotel agli appartamenti, perché per accertarlo servirebbero informazioni specifiche sulle scelte individuali dei viaggiatori. Mostra però che le diverse forme di ospitalità hanno seguito ritmi di crescita differenti.

Anche la distribuzione geografica delle tipologie ricettive è molto diversificata. In Bulgaria, Cipro e Malta gli alberghi rappresentano oltre il 90% delle notti trascorse nelle strutture osservate. In Croazia, Belgio e Lituania le abitazioni per vacanze superano invece il 40% del totale. Francia e Lussemburgo presentano una quota di pernottamenti nei campeggi superiore al 30%.

Queste caratteristiche incidono sulle modalità di gestione delle destinazioni, sulla domanda di servizi e sulle attività economiche collegate all'ospitalità.

Il mercato europeo genera oltre l'80% delle presenze

La provenienza degli ospiti costituisce uno degli aspetti più significativi dell'indagine. Nel 2025, l'80,9% dei pernottamenti nelle strutture ricettive dell'Unione europea è stato generato da turisti residenti nello stesso Paese di destinazione oppure provenienti da altri Stati membri.

In termini assoluti si tratta di circa 2,5 miliardi di notti.

Il turismo domestico ha rappresentato il 51,1% delle presenze, mentre gli ospiti internazionali hanno generato il restante 48,9%. All'interno di quest'ultima componente, il 61% dei pernottamenti è attribuibile a viaggiatori residenti in altri Paesi dell'Unione.

Un ulteriore 21% delle presenze internazionali proviene da altri Stati europei non appartenenti all'UE. Complessivamente, quindi, i viaggiatori europei hanno prodotto circa cinque pernottamenti su sei tra quelli effettuati dagli ospiti internazionali.

L'importanza del mercato intraeuropeo emerge con particolare evidenza nei Paesi nei quali il turismo transfrontaliero costituisce una componente strutturale della domanda. In Lussemburgo il 75,1% delle notti è attribuito a ospiti provenienti da altri Stati membri, mentre in Croazia la quota raggiunge il 72,5%. Seguono Austria con il 57,7%, Slovenia con il 56,8% e Malta con il 55,4%.

Situazione differente in Germania, Polonia e Romania, dove oltre l'80% dei pernottamenti viene generato dal turismo domestico.

Le imprese ricettive si confrontano dunque con mercati di provenienza molto diversi. In alcune destinazioni la domanda dipende prevalentemente dai residenti nazionali, mentre in altre risulta strettamente collegata alla mobilità internazionale, soprattutto europea.

Crescono i turisti provenienti da Asia, Africa e Americhe

La rilevazione sulle notti negli alberghi europei nel 2025 permette di osservare anche l'evoluzione dei flussi provenienti dai mercati più lontani.

Secondo Eurostat, i viaggiatori residenti in altri Paesi europei esterni all'Unione hanno generato il 10,4% dei pernottamenti complessivi. Le Americhe hanno contribuito con 155,5 milioni di notti, pari al 4,9% del totale, mentre i turisti asiatici hanno raggiunto 81,6 milioni di pernottamenti, corrispondenti al 2,6%.

L'Oceania rappresenta lo 0,5% delle presenze, con 15,2 milioni di notti, mentre l'Africa raggiunge lo 0,4%, con 12,9 milioni.

Il peso percentuale di questi mercati rimane contenuto rispetto alla domanda europea, ma i ritmi di crescita risultano interessanti. Tra il 2024 e il 2025, i pernottamenti dei turisti provenienti dall'Asia sono aumentati del 15,4%, mentre quelli dei visitatori africani hanno registrato un incremento del 13,7%.

Su un orizzonte temporale più ampio emerge la crescita dei flussi americani. Rispetto al 2015, le notti generate dai turisti provenienti dall'America settentrionale, centrale e meridionale sono aumentate del 101,9%, passando da circa 77 milioni a 155,5 milioni.

Per le imprese dell'ospitalità, l'espansione dei mercati extraeuropei apre questioni operative legate alla distribuzione commerciale, alle lingue utilizzate nei servizi, ai canali di prenotazione e all'organizzazione dell'accoglienza.

La maggiore presenza di visitatori internazionali può modificare la composizione della clientela e la stagionalità delle prenotazioni, ma l'entità di questi effetti deve essere valutata a livello di singola destinazione. I dati aggregati europei non consentono di stabilire se una determinata località abbia beneficiato della crescita asiatica o americana.

Italia fra i principali mercati ricettivi dell'Unione europea

L'Italia occupa una posizione centrale nella distribuzione dei pernottamenti europei. Nell'aggiornamento annuale di ottobre Eurostat attribuisce al Paese circa 535 milioni di notti nel 2025, davanti alla Spagna con 513 milioni, alla Francia con 472 milioni e alla Germania con circa 440 milioni.

Questi quattro Paesi concentrano complessivamente oltre il 60% delle presenze registrate nell'Unione.

Il risultato italiano merita però una lettura attenta. L'ampliamento della copertura statistica introdotto nel 2025 comprende anche alloggi privati destinati alla locazione turistica e gestiti su base non imprenditoriale. La nuova metodologia rende il dato annuale più esteso, ma influenza il confronto con le rilevazioni precedenti.

Nelle statistiche mensili diffuse a marzo 2026, che utilizzavano un diverso perimetro di osservazione, l'Italia risultava infatti a circa 477 milioni di pernottamenti.

Il confronto diretto tra le due cifre non misura quindi un aumento avvenuto nell'arco di pochi mesi: riflette principalmente la diversa copertura delle rilevazioni.

Per comprendere l'evoluzione effettiva dell'ospitalità italiana occorre utilizzare serie omogenee, distinguendo le variazioni della domanda dalle modifiche nella registrazione delle strutture.

La pressione turistica cambia da Paese a Paese

Oltre ai volumi complessivi, Eurostat considera l'intensità turistica, un indicatore che rapporta il numero dei pernottamenti nelle strutture ricettive alla popolazione residente.

La media dell'Unione europea nel 2025 è stata di 7 notti per abitante, contro le 6,7 del 2024.

La Croazia registra il valore più elevato, con 24,5 pernottamenti per residente, seguita da Malta con 21,7 e Cipro con 19,4. Anche Grecia e Austria presentano rapporti superiori alla media europea, rispettivamente con 15,1 e 14,6 notti per abitante.

All'estremo opposto si colloca la Romania, con 1,6 pernottamenti per residente, seguita dalla Lettonia con 2,7 e da Polonia e Slovacchia, entrambe a 2,9.

L'intensità turistica permette di confrontare Paesi molto diversi per popolazione e dimensione del mercato. Non rappresenta però una misura completa del sovraffollamento turistico, poiché le presenze possono essere concentrate in alcune località o stagioni.

L'indicatore non comprende inoltre i soggiorni nelle seconde case, le visite presso amici e parenti, gli escursionisti giornalieri e alcune strutture di piccole dimensioni escluse dalle rilevazioni.

Eurostat lo include tra gli strumenti armonizzati per l'analisi della sostenibilità turistica, proprio perché il rapporto tra visitatori e residenti può contribuire a individuare situazioni di pressione sulle comunità locali.

Più pernottamenti non significano necessariamente maggiori profitti

La crescita delle notti negli alberghi europei nel 2025 rappresenta un segnale positivo per l'attività ricettiva, ma non consente di stabilire automaticamente che siano aumentati nella stessa proporzione fatturati e margini aziendali.

Il pernottamento misura la presenza di un ospite per una notte. Una camera occupata da due persone per tre notti genera quindi sei pernottamenti, pur rappresentando tre notti di occupazione della camera.

La statistica non indica quanto gli ospiti abbiano pagato, quali servizi aggiuntivi abbiano acquistato o quali costi abbiano sostenuto le imprese per accoglierli.

Un aumento delle presenze può accompagnarsi a ricavi più elevati, ma il risultato dipende dalle tariffe medie praticate, dalla composizione delle prenotazioni, dai costi energetici, dalle spese per il personale e dalle commissioni dei canali distributivi.

Per valutare le prestazioni economiche degli alberghi occorrono quindi indicatori ulteriori, come il ricavo medio per camera venduta, il tasso di occupazione delle camere e il ricavo per camera disponibile, comunemente identificato con la sigla RevPAR.

La stessa distinzione vale per le strutture extralberghiere, nelle quali i modelli di gestione e le componenti di costo possono differire sensibilmente da quelli alberghieri.

Eurostat segnala che nel 2025 il tasso netto di occupazione dei posti letto negli hotel europei è stato del 49,9%. Le percentuali più elevate sono state registrate a Cipro, con il 78%, Malta con il 67,3% e Spagna con il 63,6%.

Anche questo indicatore va interpretato correttamente: misura l'utilizzo dei posti letto disponibili nel periodo considerato e non coincide con il tasso di occupazione delle camere.

Capacità ricettiva e organizzazione dell'offerta europea

L'analisi delle notti negli alberghi europei nel 2025 si completa osservando la capacità ricettiva disponibile nei Paesi dell'Unione.

Secondo la rilevazione annuale, il mercato europeo disponeva di circa 32,1 milioni di posti letto distribuiti in 1,164 milioni di strutture. Italia e Francia rappresentavano insieme oltre due quinti della capacità complessiva, con rispettivamente 7,7 e 5,1 milioni di posti letto.

Anche questi valori risentono delle differenze tra i sistemi nazionali di raccolta dei dati. La normativa statistica europea consente, a determinate condizioni, di escludere dalla rilevazione alcune strutture con meno di dieci posti letto. Le soglie applicate non sono identiche in tutti gli Stati membri.

La disponibilità effettiva di alloggi turistici può quindi essere superiore a quella riportata nelle statistiche sulla capacità ricettiva.

Per gli operatori, la lettura congiunta di capacità, pernottamenti e provenienza della clientela permette di individuare le caratteristiche dei mercati, pur senza sostituire le analisi territoriali e aziendali.

L'incremento del 9,2% delle notti negli alloggi per vacanze, superiore a quello registrato dagli hotel, costituisce in particolare un elemento da considerare nella pianificazione dell'offerta e nella valutazione della concorrenza tra tipologie ricettive.

La disponibilità delle serie annuali aggiornate consente inoltre alle destinazioni di confrontare la propria evoluzione con quella dei mercati europei. Per distinguere una reale espansione della domanda da un semplice ampliamento della copertura statistica, soprattutto nei Paesi interessati da modifiche metodologiche, rimane necessario verificare la continuità delle rilevazioni prima di utilizzare i dati per decisioni commerciali e investimenti.

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