{"id":228,"date":"2019-10-02T18:04:51","date_gmt":"2019-10-02T16:04:51","guid":{"rendered":"http:\/\/nuoviclienti.com\/magazine\/?p=228"},"modified":"2019-10-10T13:10:29","modified_gmt":"2019-10-10T11:10:29","slug":"imparare-a-scrivere-bene-consigli-e-suggerimenti-per-stendere-contenuti-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/imparare-a-scrivere-bene-consigli-e-suggerimenti-per-stendere-contenuti-di-qualita\/","title":{"rendered":"Imparare a scrivere bene: consigli e suggerimenti per stendere contenuti di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>La buona scrittura, prima di essere bella, deve essere corretta. Vale la pena di iniziare, per\u00f2, prendendo in considerazione i suggerimenti forniti da un certo\u00a0<strong>George Orwell<\/strong>: non proprio l'ultimo degli arrivati.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Come scrivere bene secondo George Orwell<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Secondo l'autore di&nbsp;<em>1984<\/em>, quando si scrive \u00e8 bene preferire le parole corte rispetto ai loro sinonimi pi\u00f9 lunghi, e inoltre tagliare ogni volta che si ha la possibilit\u00e0 di farlo. Per usare un'espressione che va tanto di moda negli ultimi tempi, insomma,&nbsp;<em>less is more<\/em>. Inoltre, la forma attiva deve essere sempre preferita a quella passiva, e sarebbe opportuno limitare il ricorso a figure retoriche come le similitudini o le metafore che si trovano sui giornali. Inoltre, sempre per Orwell \u00e8 sbagliato utilizzare un termine gergale, scientifico o in lingua straniera se si pu\u00f2 usare una parola equivalente della lingua comune.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Come scrivere bene secondo Umberto Eco<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Da George Orwell a&nbsp;<strong>Umberto Eco<\/strong>: anche un altro maestro della parola come lo scrittore de<em>&nbsp;Il nome della rosa<\/em>&nbsp;ha fornito alcuni suggerimenti dedicati a tutti coloro che si vogliono cimentare nell'arte - o nel lavoro - della scrittura. Per Eco, l'importante \u00e8 che in ogni testo si mantenga un certo equilibrio. Tra i suoi consigli, ci sono quello di non generalizzare mai e quello di evitare la prolissit\u00e0. Al tempo stesso, per\u00f2, non si deve commettere l'errore di scrivere meno del necessario. Meglio tenersi alla larga dalle frasi fatte e dalle domande retoriche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Scrivere sul web: i consigli per non sbagliare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Quando si scrive sul web, un ottimo approccio \u00e8 quello di rivolgersi direttamente alle persone, piuttosto che a un lettore immaginario. Questa regola vale soprattutto per<strong>&nbsp;il mondo del blogging<\/strong>, dove \u00e8 consigliabile scrivere per un unico lettore, in modo da farlo sentire coinvolto e parte di una relazione esclusiva - quella, appunto, tra il mittente e il destinatario della comunicazione -: ecco perch\u00e9 di solito<strong>&nbsp;il tu \u00e8 preferibile al voi<\/strong>, sempre che tale approccio sia in linea con le caratteristiche del target a cui si mira.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Citazioni: s\u00ec o no?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Un argomento su cui si dibatte molto, a proposito della scrittura per i siti web, \u00e8 quello che chiama in causa le citazioni. Mentre i link sono fondamentali, con le&nbsp;<strong>citazioni<\/strong>&nbsp;i problemi aumentano, perch\u00e9 si corre il rischio di infarcire un testo di contenuti duplicati: un bravo autore deve essere attento nel trovare il necessario equilibrio da questo punto di vista, perch\u00e9 il limite tra la citazione e il ricopiare un intero testo pu\u00f2 risultare molto labile. Yahoo!, addirittura, considera spam questa pagina, mentre Matt Cutts parla degli&nbsp;<strong>stitching content<\/strong>&nbsp;come di soluzioni non ottimali, riferendosi alle pagine create con parti di testo prelevate da altri siti. Insomma, anche se citare l'autore di un testo \u00e8 legittimo, forse \u00e8 pi\u00f9 conveniente esporsi in prima persona solo con i propri contenuti e i propri pareri.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Le norme sintattiche<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ci sono alcune norme sintattiche che solo in apparenza sono poco importanti ma che in realt\u00e0 se vengono rispettate contribuiscono a<strong>&nbsp;rendere un testo molto pi\u00f9 leggibile<\/strong>&nbsp;e la sua fruizione decisamente pi\u00f9 scorrevole. La semplicit\u00e0, in generale, \u00e8 sempre sinonimo di dinamismo e di facilit\u00e0 di lettura. Per esempio, \u00e8 meglio usare il verbo&nbsp;<em>cancellare<\/em>&nbsp;piuttosto che il verbo cancellazione, cos\u00ec come \u00e8 meglio scrivere oggi invece che&nbsp;<em>in data odierna<\/em>. In particolare nei testi aziendali \u00e8 opportuno mirare di pi\u00f9 all'immediatezza dei contenuti, che troppo spesso sono ostaggi dell'aziendalese, dei tecnicismi e del&nbsp;<strong>burocratese<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La forma<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le&nbsp;<strong>forme affermative<\/strong>&nbsp;devono essere sempre privilegiate rispetto a quelle negative, per il semplice motivo che sono pi\u00f9 dirette e chiare. Viceversa, quando si ha a che fare con frasi negative, il rischio \u00e8 quello di avere a che fare con una sintassi eccessivamente fumosa, a maggior ragione in presenza di&nbsp;<strong>una doppia negazione<\/strong>. Quest'ultima corrisponde a un artificio logico che solo in alcuni casi \u00e8 indispensabile ma che, molto pi\u00f9 spesso, finisce per appesantire il testo in cui \u00e8 inserito senza garantire un apporto concreto.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Imparare a usare i termini per il loro valore<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Chi ha la fortuna di scrivere in italiano ha la possibilit\u00e0 di relazionarsi e interagire con<strong>&nbsp;una lingua ricca<\/strong>, che \u00e8 in costante cambiamento e si evolve in continuazione. Vale la pena di ampliare il proprio lessico approfittando delle infinite sfumature che la nostra lingua mette a disposizione per qualsiasi concetto: un conto \u00e8 essere triste e un conto \u00e8 essere malinconico; un conto \u00e8 essere vivace e un conto \u00e8 essere allegro; e cos\u00ec via. Cadere nel burocratese \u00e8 un rischio sempre in agguato, ed \u00e8 per questo motivo che si deve essere bravi nel padroneggiare tutti i termini nel loro significato: uno stesso concetto pu\u00f2 essere espresso&nbsp;<strong>con una sola parola o con dieci<\/strong>, ma di sicuro \u00e8 meglio privilegiare la prima eventualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Come comportarsi con gli aggettivi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Gli aggettivi sono croce e delizia per chi scrive: per esempio, i giornalisti di un tempo suggerivano di non abusarne, soprattutto quando non ce n'\u00e8 bisogno. Ha senso scrivere che un omicidio \u00e8 stato barbaro, come se esistessero omicidi non barbari? Serve davvero sottolineare che la scena di un incidente stradale mortale \u00e8 terribile, come se ci fossero scene di incidenti stradali mortali non terribili? Questo non vuol dire rinunciare agli&nbsp;<strong>aggettivi<\/strong>, che anzi fanno parte della ricchezza e della bellezza della lingua italiana. Semplicemente, non si deve abusarne, ma occorre sfruttarli per il loro potere e la loro efficacia. Lo stesso discorso vale per gli avverbi, e non a caso un certo Stephen King ha detto che<strong>&nbsp;la via per l'inferno \u00e8 lastricata di avverbi<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il valore dell'esperienza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Solo scrivendo si impara a scrivere, poich\u00e9 l'esperienza \u00e8 fondamentale per riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 leggibile da ci\u00f2 che non lo \u00e8. Un esempio banale: la<strong>&nbsp;forma attiva<\/strong>&nbsp;viene privilegiata rispetto a quella passiva non perch\u00e9 quest'ultima sia sbagliata, ma solo perch\u00e9 rende le frasi meno chiare e slanciate. Ma di questo ci si pu\u00f2 accorgere solo se si \u00e8 esperti.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La buona scrittura, prima di essere bella, deve essere corretta. 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