{"id":208,"date":"2019-09-15T16:35:35","date_gmt":"2019-09-15T14:35:35","guid":{"rendered":"http:\/\/nuoviclienti.com\/magazine\/?p=208"},"modified":"2019-10-10T13:11:32","modified_gmt":"2019-10-10T11:11:32","slug":"personal-branding-errori-da-evitare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/personal-branding-errori-da-evitare\/","title":{"rendered":"Personal branding: errori da evitare"},"content":{"rendered":"\n<p>Il mondo della Rete al giorno d'oggi purtroppo pullula di hater, ma per chi cura la propria immagine&nbsp;\u00e8 di fondamentale importanza evitare di cadere nelle provocazioni e fare in modo che il proprio brand non venga scalfito dai tentativi di comprometterne il prestigio. I post pieni di rancore pubblicati su Facebook o le reazioni spropositate agli insulti che si ricevono su Instagram sono errori che non ci si pu\u00f2 permettere di commettere, e non solo perch\u00e9 cos\u00ec facendo non si fa altro che<strong>&nbsp;alimentare i troll<\/strong>. Gli attaccabrighe vanno lasciati nel proprio brodo, mentre \u00e8 uno sbaglio quello di rispondere loro per le rime: insomma, \u00e8 vietato scendere al loro livello, il che vuol dire che ogni tanto si deve<strong>&nbsp;imparare a mordersi la lingua<\/strong>, costi quello che costi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Come comportarsi con gli hater<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oscar Wilde non conosceva n\u00e9 Facebook n\u00e9 gli altri social network, eppure aveva gi\u00e0 previsto tutto quando sosteneva che non si dovrebbe mai discutere con un idiota, perch\u00e9 prima si finirebbe al suo livello, e poi si sarebbe sconfitti dalla sua esperienza. E' necessario evitare in tutti i modi di alimentare discussioni sui social, anche perch\u00e9 una situazione del genere attira l'attenzione su di s\u00e9 in modo diverso rispetto a quello voluto. Essere dalla parte della ragione non basta per non correre il rischio di incappare in una pessima figura, e le probabilit\u00e0 di&nbsp;<strong>lasciarsi andare a uscite infelici<\/strong>, per quanto involontarie, sono molto alte.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il brand deve essere gestito sempre in prima persona?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ci sono professionisti che hanno ben poco tempo per gestire in prima persona i propri canali di comunicazione e i propri profili sui social network, visti i numerosi impegni con cui devono fare i conti. Tale circostanza non \u00e8 di per s\u00e9 negativa, e anzi ai livelli pi\u00f9 alti \u00e8 una prassi consolidata quella di&nbsp;<strong>rivolgersi a esperti del settore<\/strong>&nbsp;per la gestione del marchio personale. Tuttavia, anche quando si segue una strada simile, \u00e8 comunque necessario trovare il tempo per intervenire in prima persona il pi\u00f9 possibile, per<strong>&nbsp;evitare che il brand si trasformi<\/strong>&nbsp;e magari si allontani da quello che era in origine. Insomma, \u00e8 bene prestare attenzione affinch\u00e9 non si perda il controllo del proprio marchio.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Non ci sono solo i social network<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>A proposito, vale la pena di ricordare che i social network rappresentano solo una porzione dei diversi strumenti di comunicazione a cui ci si pu\u00f2 affidare per la diffusione e la promozione del proprio marchio: concentrarsi unicamente su di essi \u00e8 un errore che non ci si pu\u00f2 permettere di commettere. Insomma, va bene<strong>&nbsp;essere attivi su Linkedin, su Twitter e su Facebook<\/strong>, ma il mondo della Rete \u00e8 molto pi\u00f9 esteso e il personal branding vive anche di altro: ecco, allora, che diventa fondamentale curare e aggiornare il proprio sito personale, magari arricchendolo con un blog, senza trascurare il valore delle&nbsp;<strong>pubblicazioni in formato cartaceo<\/strong>. E in ogni caso, anche nell'era dell'online, le classiche interazioni faccia a faccia sono meno obsolete di quel che si potrebbe pensare.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La differenza tra il branding e il personal branding<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il<strong>&nbsp;brand personale<\/strong>&nbsp;non deve essere mai confuso con quello aziendale, poich\u00e9 si tratta di due realt\u00e0 ben distinte: insomma, il personal branding \u00e8 cosa diversa dal branding. Da un lato c'\u00e8 il profilo di un individuo, dall'altro lato c'\u00e8 la pagina di un'impresa: vietato mescolare il marchio del business che si gestisce con quello della propria persona. Che si sia una celebrit\u00e0, un consulente, un artista, un imprenditore, uno startupper, un dirigente, un promoter, e cos\u00ec via, \u00e8 bene sottolineare e rimarcare la<strong>&nbsp;netta separazione tra s\u00e9 stessi e la propria azienda<\/strong>. Anche perch\u00e9 un domani potrebbe accadere che si decida di andare a lavorare per un'azienda diversa, e a quel punto sarebbe molto complicato ricostruire da zero il branding personale.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Gli obiettivi da raggiungere<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il personal branding abbia successo, \u00e8 molto importante&nbsp;<strong>fissare gli obiettivi<\/strong>&nbsp;- o l'obiettivo - che ci si propone di raggiungere: in caso contrario si naviga a vista, non si conosce la meta da raggiungere e prima o poi si finisce per affondare. Non ha senso cimentarsi in un'attivit\u00e0 se ancora non si ha ben chiaro in mente lo scopo da ottenere. C'\u00e8 chi cura il marchio personale con l'intento di&nbsp;<strong>esprimere le proprie opinioni<\/strong>, chi ambisce a diventare un influencer, chi desidera ottenere maggiore visibilit\u00e0, e cos\u00ec via. Non esistono obiettivi giusti e obiettivi sbagliati, a condizione che questi obiettivi ci siano e siano ben chiari. Altrimenti perch\u00e9 si dovrebbe perdere tempo nel gestire il proprio brand personale?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La gestione dei follower<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per questo stesso motivo, non ha senso lavorare per incrementare il numero di follower se poi di quei follower non si sa cosa fare. Vale la pena di sapere che&nbsp;<strong>il numero di follower<\/strong>, nell'ambito del social media marketing, \u00e8 ritenuto un vanity metric: di per s\u00e9 serve a poco, se i follower non vengono sfruttati e se il<strong>&nbsp;livello di engagement<\/strong>&nbsp;\u00e8 molto basso. In altri termini, e ragionando con i numeri, 1.000 utenti che sono coinvolti e seguono attivamente i contenuti di un brand sono pi\u00f9 redditizi di 100.000 follower che non interagiscono, non comprano, non condividono i contenuti e non diventano clienti.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La sincerit\u00e0 viene sempre premiata<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Non bisogna mai fingere di essere chi non si \u00e8, magari perch\u00e9 si pensa che con un'identit\u00e0 diversa risulter\u00e0 pi\u00f9 semplice raggiungere gli obiettivi auspicati. Non si tratta di assumere l'identit\u00e0 di qualcun altro, ma ci riferiamo alla tentazione di<strong>&nbsp;mostrare unicamente il lato migliore di s\u00e9<\/strong>: va bene ma a patto che non si esageri, perch\u00e9 pi\u00f9 si alza l'asticella e pi\u00f9 ci si fa male quando si cade. Le bugie hanno le gambe corte, soprattutto su Internet, ed \u00e8 per questo che il personal branding non pu\u00f2 che fondarsi su&nbsp;<strong>un'immagine reale<\/strong>. Tenendo presente che ci vorr\u00e0 molto tempo per costruirlo. Impegno e sacrifici sono indispensabili: per creare valore per gli utenti occorre ragionare sul lungo periodo.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo della Rete al giorno d'oggi purtroppo pullula di hater, ma per chi cura la propria immagine&nbsp;\u00e8 di fondamentale importanza evitare di cadere nelle provocazioni e fare in modo che il proprio brand non venga scalfito dai tentativi di comprometterne il prestigio. 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