{"id":2075,"date":"2026-10-29T11:35:25","date_gmt":"2026-10-29T10:35:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/?p=2075"},"modified":"2026-10-29T11:05:45","modified_gmt":"2026-10-29T10:05:45","slug":"credito-bancario-imprese-italiane-indagine-terzo-trimestre-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/credito-bancario-imprese-italiane-indagine-terzo-trimestre-2026\/","title":{"rendered":"Credito bancario alle imprese italiane, nel terzo trimestre 2026 diminuisce la domanda di finanziamenti"},"content":{"rendered":"<p>La domanda di prestiti delle imprese italiane ha registrato una lieve flessione nel terzo trimestre del 2026, mentre le banche hanno reso leggermente meno restrittivi i criteri per concedere finanziamenti. \u00c8 quanto emerge dall'indagine sul credito bancario pubblicata dalla Banca d'Italia il 27 ottobre, che descrive un mercato nel quale le aziende hanno ridotto soprattutto le richieste destinate agli investimenti produttivi, ricorrendo maggiormente alle risorse finanziarie interne.<\/p>\n<p>Il risultato presenta una particolarit\u00e0: <strong>la minore domanda di credito non coincide con un irrigidimento delle politiche di concessione dei prestiti<\/strong>. Al contrario, gli intermediari italiani segnalano un moderato allentamento dei criteri di offerta, favorito dalla concorrenza tra banche. La flessione delle richieste appare quindi collegata principalmente alle decisioni finanziarie delle imprese e alla composizione dei loro fabbisogni.<\/p>\n<p>L'indagine, conclusa il 6 ottobre e condotta presso undici tra i principali gruppi bancari italiani, permette di distinguere le ragioni che spingono un'azienda a chiedere finanziamenti dalle condizioni applicate dagli istituti di credito. Una distinzione necessaria per interpretare correttamente l'andamento del <strong>credito bancario alle imprese italiane<\/strong>, soprattutto in una fase nella quale le esigenze di liquidit\u00e0 e quelle di investimento seguono direzioni differenti.<\/p>\n<h2>Investimenti fissi in calo e maggiore ricorso all'autofinanziamento<\/h2>\n<p>Il principale elemento che ha contribuito alla contrazione della domanda riguarda il finanziamento degli investimenti fissi. Secondo le risposte raccolte dalla Banca d'Italia, nel periodo compreso tra luglio e settembre le imprese hanno manifestato minori necessit\u00e0 di ricorrere ai prestiti per sostenere questa categoria di spese.<\/p>\n<p>Gli investimenti fissi comprendono interventi destinati ad accrescere o rinnovare la capacit\u00e0 produttiva, come l'acquisto di macchinari, attrezzature, impianti e immobili strumentali. Si tratta generalmente di operazioni che richiedono una programmazione pluriennale e per le quali il finanziamento bancario rappresenta una delle possibili fonti di copertura.<\/p>\n<p>Una riduzione delle richieste pu\u00f2 derivare da diversi comportamenti aziendali: rinvio di progetti, ridimensionamento degli importi programmati oppure utilizzo di risorse gi\u00e0 disponibili. L'indagine non consente di stabilire quanto ciascuna di queste situazioni abbia inciso sulle singole imprese, ma individua chiaramente nel minore fabbisogno per investimenti una delle cause principali della flessione complessiva.<\/p>\n<p>L'altro fattore rilevante \u00e8 il <strong>maggiore ricorso all'autofinanziamento<\/strong>. Le aziende possono utilizzare utili trattenuti, disponibilit\u00e0 liquide e altre risorse generate internamente per sostenere le proprie attivit\u00e0, riducendo la necessit\u00e0 di indebitarsi.<\/p>\n<p>Il ricorso a capitale proprio, tuttavia, non equivale automaticamente a una maggiore solidit\u00e0 finanziaria dell'intero sistema produttivo. Pu\u00f2 rappresentare una scelta deliberata di contenimento dell'indebitamento, ma anche la conseguenza di una minore propensione ad assumere impegni finanziari a lungo termine.<\/p>\n<p>Per valutare il significato economico di questo comportamento occorrerebbe conoscere anche l'andamento degli investimenti effettivamente realizzati, della redditivit\u00e0 e delle disponibilit\u00e0 liquide delle aziende. La rilevazione bancaria fotografa invece le variazioni della domanda percepite dagli intermediari e i fattori che, secondo le loro valutazioni, le hanno determinate.<\/p>\n<h2>Scorte e capitale circolante continuano a sostenere le richieste<\/h2>\n<p>La riduzione dei finanziamenti destinati agli investimenti non si \u00e8 tradotta in una contrazione uniforme di tutte le esigenze aziendali.<\/p>\n<p>La Banca d'Italia rileva che la copertura del fabbisogno di scorte e capitale circolante ha continuato a fornire un contributo positivo alla domanda di credito, sebbene contenuto. Anche le operazioni di rifinanziamento e ristrutturazione del debito hanno sostenuto le richieste.<\/p>\n<p>Il capitale circolante riguarda le risorse necessarie a finanziare l'attivit\u00e0 ordinaria, comprese le differenze temporali tra pagamenti ai fornitori, gestione delle scorte e incassi dai clienti. Un'impresa pu\u00f2 avere ordini e fatturato, ma dover comunque anticipare denaro per acquistare materiali, pagare servizi o sostenere i costi operativi prima di ricevere i corrispettivi delle vendite.<\/p>\n<p>Queste esigenze seguono dinamiche diverse rispetto agli investimenti fissi. Un'azienda pu\u00f2 decidere di rinviare l'acquisto di un nuovo impianto e avere contemporaneamente bisogno di finanziare un aumento delle scorte o un allungamento dei tempi di incasso.<\/p>\n<p>Il contributo positivo del capitale circolante rilevato nell'indagine non dimostra, da solo, un peggioramento della liquidit\u00e0 delle imprese. Segnala per\u00f2 che il credito continua a essere richiesto per sostenere il funzionamento delle attivit\u00e0 produttive e commerciali, anche quando diminuisce il ricorso ai finanziamenti per nuovi investimenti.<\/p>\n<p>Le esigenze di rifinanziamento e ristrutturazione del debito costituiscono un'ulteriore componente. Possono riguardare la sostituzione di passivit\u00e0 esistenti, la modifica delle scadenze o la ridefinizione della struttura finanziaria. La loro presenza tra i fattori che sostengono la domanda non permette di attribuire automaticamente difficolt\u00e0 economiche alle aziende interessate.<\/p>\n<p>L'andamento del <strong>credito bancario alle imprese italiane<\/strong> mostra quindi una diversa distribuzione delle necessit\u00e0 finanziarie: meno richieste collegate agli investimenti, mentre le esigenze operative e di gestione del debito continuano a generare domanda.<\/p>\n<h2>Le banche allentano lievemente i criteri di concessione<\/h2>\n<p>Sul versante dell'offerta, l'indagine registra un movimento favorevole alle imprese nel trimestre appena concluso.<\/p>\n<p>Gli undici gruppi bancari partecipanti hanno segnalato un lieve allentamento dei criteri applicati alla concessione dei finanziamenti aziendali. La Banca d'Italia attribuisce questa evoluzione principalmente alla maggiore concorrenza tra gli intermediari.<\/p>\n<p>I criteri di offerta rappresentano le regole utilizzate dalle banche per decidere se concedere un prestito. Riguardano la valutazione del rischio, la situazione economico-finanziaria del richiedente e gli altri elementi che concorrono alla decisione creditizia.<\/p>\n<p>Sono distinti dalle condizioni economiche e contrattuali applicate ai finanziamenti effettivamente concessi, come il tasso d'interesse, le commissioni, le garanzie richieste e la durata del prestito.<\/p>\n<p>Un allentamento dei criteri non implica pertanto che tutte le imprese abbiano ottenuto condizioni migliori o che i finanziamenti siano diventati automaticamente pi\u00f9 convenienti. Indica una maggiore disponibilit\u00e0 relativa degli intermediari ad accogliere le richieste rispetto al trimestre precedente.<\/p>\n<p>Il confronto europeo evidenzia una differenza significativa. Nella stessa rilevazione, la Banca centrale europea segnala che nell'area dell'euro i criteri per i prestiti alle imprese sono diventati complessivamente pi\u00f9 restrittivi. La percentuale netta di banche che hanno dichiarato un irrigidimento \u00e8 stata pari al 9%, rispetto al 7% del secondo trimestre.<\/p>\n<p>In Italia, invece, il saldo netto relativo ai criteri di concessione \u00e8 rimasto pari a -11%, valore che segnala un allentamento. Il risultato nazionale si distingue soprattutto da quello di Francia e Germania, dove gli intermediari hanno riferito condizioni di accesso pi\u00f9 restrittive.<\/p>\n<p>Queste percentuali sono indicatori ricavati dalle risposte delle banche e non misurano direttamente la variazione del volume dei prestiti erogati. Inoltre, le differenze nella composizione dei campioni nazionali richiedono cautela nei confronti tra Paesi.<\/p>\n<p>La divergenza tra Italia e area euro mostra comunque che l'andamento del <strong>credito bancario alle imprese italiane<\/strong> non pu\u00f2 essere interpretato esclusivamente attraverso le tendenze aggregate europee.<\/p>\n<h2>Il costo del denaro continua a influenzare le decisioni<\/h2>\n<p>L'indagine della BCE permette di approfondire il ruolo dei tassi d'interesse nella domanda di finanziamenti.<\/p>\n<p>Nel terzo trimestre 2026, a livello dell'area euro, il livello generale dei tassi ha contribuito negativamente alle richieste di prestiti delle imprese. Anche le banche italiane hanno indicato questo fattore tra quelli che hanno frenato la domanda.<\/p>\n<p>Per l'Italia, il saldo netto relativo al contributo dei tassi \u00e8 passato da +22 nel secondo trimestre a -22 nel terzo. Il cambiamento indica che, nelle valutazioni degli intermediari, il costo del finanziamento \u00e8 tornato a esercitare una pressione negativa sulle richieste aziendali.<\/p>\n<p>La stessa rilevazione europea mostra un contributo negativo degli investimenti fissi pari a -22 per l'Italia, mentre le scorte e il capitale circolante hanno fornito un contributo positivo pari a +11. Il ricorso a fonti alternative di finanziamento ha inciso negativamente sulla domanda bancaria, con un saldo di -11.<\/p>\n<p>Anche in questo caso si tratta di percentuali nette riferite alle risposte degli istituti, non di variazioni percentuali degli investimenti, dei tassi applicati o dei finanziamenti concessi.<\/p>\n<p>Il costo del denaro influisce sulla convenienza economica delle operazioni finanziate attraverso il debito. Quando gli interessi aumentano, un investimento deve generare flussi economici sufficienti a sostenere un onere finanziario maggiore. Il risultato pu\u00f2 essere una revisione dei programmi aziendali, soprattutto per i progetti con ritorni attesi distribuiti su periodi lunghi.<\/p>\n<p>L'effetto \u00e8 diverso per le necessit\u00e0 operative. Un'impresa che deve finanziare il ciclo produttivo pu\u00f2 avere margini di scelta pi\u00f9 limitati rispetto a un'azienda che sta valutando l'avvio di un investimento rinviabile.<\/p>\n<p>A questa differenza si aggiungono le condizioni di finanziamento delle stesse banche. La Banca d'Italia segnala nel terzo trimestre un peggioramento dell'accesso degli intermediari alla raccolta tramite depositi e titoli di debito, riconducibile principalmente al rialzo dei tassi d'interesse.<\/p>\n<p>Il dato non equivale a una restrizione immediata dei prestiti alle aziende, ma riguarda una componente dei costi e delle condizioni di finanziamento che pu\u00f2 incidere sulle politiche bancarie nel tempo.<\/p>\n<h2>Dal secondo al terzo trimestre cambia la direzione della domanda<\/h2>\n<p>Il confronto con i mesi precedenti rende pi\u00f9 evidente il cambiamento registrato durante l'estate.<\/p>\n<p>Secondo i dati della BCE, nel secondo trimestre 2026 le banche italiane avevano segnalato un aumento netto della domanda di prestiti alle imprese, con un saldo pari a +33%. Nel terzo trimestre il valore \u00e8 sceso a -11%.<\/p>\n<p>Il passaggio da un saldo positivo a uno negativo indica un'inversione nella direzione delle richieste percepita dagli intermediari. Non significa che l'ammontare complessivo dei prestiti sia diminuito del 44%, n\u00e9 che tutte le aziende abbiano ridotto il proprio indebitamento.<\/p>\n<p>La Bank Lending Survey misura infatti le valutazioni delle banche sui cambiamenti intervenuti rispetto al trimestre precedente. Per conoscere l'effettiva evoluzione degli stock di credito e dei nuovi finanziamenti occorre affiancare alla rilevazione le statistiche bancarie quantitative.<\/p>\n<p>La differenza \u00e8 particolarmente importante nell'interpretazione dei dati relativi alle piccole e medie imprese. Una domanda pi\u00f9 debole pu\u00f2 dipendere da minori investimenti, dall'utilizzo di liquidit\u00e0 interna oppure da un cambiamento nella scelta delle fonti di finanziamento. Nessuna di queste circostanze coincide necessariamente con una riduzione dello stock di debito bancario.<\/p>\n<p>Anche nell'area euro la domanda \u00e8 tornata a diminuire dopo il modesto aumento del trimestre precedente. Il saldo netto \u00e8 passato da +3% a -6%, con una contrazione concentrata soprattutto sulle PMI e sui prestiti a lungo termine.<\/p>\n<p>Per le piccole e medie imprese europee il saldo \u00e8 stato pari a -8%, mentre per le grandi aziende la domanda \u00e8 rimasta sostanzialmente stabile, con un valore di -1%. La distinzione conferma che la dimensione aziendale pu\u00f2 influenzare il comportamento finanziario, pur senza consentire di trasferire automaticamente i risultati aggregati europei a ogni categoria di impresa italiana.<\/p>\n<h2>Le aspettative per l'ultimo trimestre del 2026<\/h2>\n<p>Le indicazioni prospettiche raccolte dalla Banca d'Italia delineano uno scenario differente da quello osservato tra luglio e settembre.<\/p>\n<p>Per il quarto trimestre gli intermediari italiani <strong>prevedono una domanda di prestiti sostanzialmente invariata<\/strong>, sia da parte delle imprese sia delle famiglie. Sul fronte dell'offerta, invece, si attendono un lieve irrigidimento dei criteri applicati ai finanziamenti aziendali.<\/p>\n<p>Le due indicazioni devono essere considerate separatamente. La stabilizzazione prevista della domanda riguarda il comportamento atteso delle aziende; l'eventuale irrigidimento dell'offerta riguarda le future politiche di concessione adottate dalle banche.<\/p>\n<p>Non si tratta di risultati gi\u00e0 realizzati. Le previsioni sono state formulate nell'ambito dell'indagine conclusa il 6 ottobre e descrivono le aspettative degli intermediari per i mesi successivi.<\/p>\n<p>Il confronto con il terzo trimestre suggerisce quindi prudenza nell'interpretazione. Dopo un periodo caratterizzato da una minore domanda e da criteri di offerta leggermente pi\u00f9 favorevoli, le banche ipotizzano richieste stabili accompagnate da una moderata maggiore selettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell'area euro, la BCE prevede per il quarto trimestre una domanda di finanziamenti alle imprese pressoch\u00e9 invariata, con un saldo netto atteso di -1%. Gli intermediari europei si aspettano contemporaneamente un ulteriore irrigidimento dei criteri di concessione, con un saldo del 7%.<\/p>\n<p>Per l'Italia, la previsione di stabilit\u00e0 della domanda non rappresenta necessariamente un segnale di ripresa degli investimenti. Potrebbe riflettere il mantenimento degli attuali livelli di richiesta, senza un'espansione significativa dei finanziamenti destinati a nuovi progetti produttivi.<\/p>\n<p>La verifica arriver\u00e0 con le successive rilevazioni, che consentiranno di confrontare le aspettative formulate dalle banche con i comportamenti effettivamente osservati.<\/p>\n<h2>Le implicazioni per la programmazione finanziaria delle PMI<\/h2>\n<p>I risultati dell'indagine offrono alcuni elementi utili per comprendere le scelte di finanziamento delle piccole e medie imprese, soprattutto nella gestione del rapporto tra investimenti, liquidit\u00e0 disponibile e indebitamento.<\/p>\n<p>La prima questione riguarda la diversa durata dei fabbisogni finanziari. Gli investimenti in macchinari, immobili e impianti producono generalmente benefici distribuiti su pi\u00f9 esercizi. Le necessit\u00e0 legate alle scorte, ai crediti commerciali e ai pagamenti correnti seguono invece il ciclo operativo dell'azienda.<\/p>\n<p>La distinzione ha conseguenze sulla programmazione dei flussi di cassa. L'utilizzo di liquidit\u00e0 interna per finanziare investimenti pu\u00f2 ridurre il ricorso ai prestiti, ma comporta anche una diminuzione delle risorse immediatamente disponibili per affrontare spese operative, ritardi negli incassi o esigenze impreviste.<\/p>\n<p>Il maggiore autofinanziamento rilevato nel terzo trimestre rende quindi pertinente il tema dell'equilibrio tra capitale investito e liquidit\u00e0 aziendale. La convenienza di una determinata struttura finanziaria dipende dalla capacit\u00e0 dell'impresa di sostenere contemporaneamente gli impegni ordinari e quelli collegati ai programmi di sviluppo.<\/p>\n<p>Un secondo elemento riguarda i tempi di accesso al credito. Le condizioni di offerta osservate nel terzo trimestre sono risultate lievemente pi\u00f9 favorevoli, ma le banche prevedono un possibile irrigidimento nei mesi successivi. Questo non consente di anticipare le decisioni dei singoli istituti, n\u00e9 di presumere che tutte le PMI incontreranno maggiori difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Evidenzia, piuttosto, l'utilit\u00e0 di distinguere le condizioni generali del mercato dalle caratteristiche economico-finanziarie delle singole aziende, sulle quali continua a basarsi la valutazione del merito creditizio.<\/p>\n<p>Anche il rifinanziamento dei debiti esistenti assume rilevanza nella lettura dell'indagine. Le scadenze dei prestiti, l'incidenza degli interessi e la distribuzione temporale dei rimborsi concorrono a determinare il fabbisogno finanziario futuro, indipendentemente dall'avvio di nuovi investimenti.<\/p>\n<p>L'andamento del <strong>credito bancario alle imprese italiane<\/strong> richiama cos\u00ec l'attenzione sulla composizione delle richieste, oltre che sulla loro quantit\u00e0. La presenza di una domanda pi\u00f9 debole per investimenti e ancora sostenuta dalle esigenze operative suggerisce che le imprese stiano affrontando fabbisogni di natura differente, con effetti diversi sulla pianificazione finanziaria.<\/p>\n<h2>La qualit\u00e0 del credito non ha modificato le politiche bancarie<\/h2>\n<p>Un'ulteriore indicazione riguarda il rischio creditizio percepito dagli intermediari.<\/p>\n<p>Secondo la Banca d'Italia, nel terzo trimestre 2026 la quota dei crediti deteriorati, indicati con la sigla NPL, e gli altri indicatori della qualit\u00e0 del credito non hanno esercitato effetti sulle politiche di offerta delle banche partecipanti.<\/p>\n<p>Gli intermediari non si attendono variazioni legate a questi fattori nemmeno nel trimestre successivo.<\/p>\n<p>Il risultato non significa che i crediti deteriorati siano assenti dai bilanci bancari o che il rischio di insolvenza abbia perso importanza. Indica pi\u00f9 precisamente che, nel periodo esaminato, l'evoluzione di tali indicatori non ha determinato modifiche dei criteri di concessione secondo le risposte raccolte.<\/p>\n<p>L'indagine segnala inoltre che la riduzione del portafoglio di attivit\u00e0 di politica monetaria della BCE non ha prodotto, nei dodici mesi terminanti a settembre, effetti sulla situazione finanziaria delle banche italiane n\u00e9 sulle loro politiche di offerta. Anche per i dodici mesi successivi gli impatti attesi vengono giudicati complessivamente marginali.<\/p>\n<p>Queste informazioni contribuiscono a delimitare le cause dei cambiamenti osservati. Nel terzo trimestre l'allentamento dei criteri di concessione \u00e8 stato associato soprattutto alla concorrenza bancaria, mentre la contrazione delle richieste \u00e8 stata ricondotta principalmente agli investimenti fissi e all'autofinanziamento.<\/p>\n<p>Per comprendere l'evoluzione del <strong>credito bancario alle imprese italiane<\/strong> nell'ultima parte dell'anno sar\u00e0 quindi necessario verificare se la stabilizzazione della domanda prevista dagli intermediari trover\u00e0 riscontro nei dati successivi e se il lieve irrigidimento atteso dell'offerta si concretizzer\u00e0.<\/p>\n<p>Un passaggio particolarmente rilevante sar\u00e0 l'andamento dei finanziamenti destinati agli investimenti produttivi: la loro eventuale ripresa permetterebbe di distinguere una semplice stabilizzazione delle necessit\u00e0 finanziarie da un recupero della domanda collegata ai programmi di crescita delle aziende.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda di prestiti delle imprese italiane ha registrato una lieve flessione nel terzo trimestre del 2026, mentre le banche hanno reso leggermente meno restrittivi i criteri per concedere finanziamenti. \u00c8 quanto emerge dall'indagine sul credito bancario pubblicata dalla Banca d'Italia il 27 ottobre, che descrive un mercato nel quale le aziende hanno ridotto soprattutto<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2076,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2075"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2075"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2075\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2077,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2075\/revisions\/2077"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2076"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}