{"id":2046,"date":"2026-10-28T11:50:48","date_gmt":"2026-10-28T10:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/?p=2046"},"modified":"2026-10-28T11:50:48","modified_gmt":"2026-10-28T10:50:48","slug":"google-search-console-ricerca-multimodale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuoviclienti.com\/magazine\/google-search-console-ricerca-multimodale\/","title":{"rendered":"Google Search Console introduce i rapporti sulla ricerca multimodale: nuove metriche per analizzare la visibilit\u00e0 online"},"content":{"rendered":"<p>Google Search Console permette di misurare separatamente il rendimento delle ricerche effettuate attraverso immagini, fotografie e schermate. La novit\u00e0, annunciata il 24 settembre 2026 sul blog ufficiale Google Search Central, introduce un filtro dedicato alla ricerca multimodale nei rapporti sulle prestazioni dei siti web. Diventa cos\u00ec possibile distinguere il traffico proveniente dalle interrogazioni testuali tradizionali da quello generato attraverso strumenti come Google Lens e Cerchia e Cerca.<\/p>\n<p>L'aggiornamento interessa direttamente editori, siti di commercio elettronico, aziende e professionisti SEO. Una pagina web pu\u00f2 essere individuata anche quando l'utente non digita alcuna parola, ma utilizza la fotocamera dello smartphone oppure seleziona un elemento presente sullo schermo. Fino all'introduzione dei nuovi rapporti, questa modalit\u00e0 di scoperta dei contenuti non disponeva di una misurazione specifica equivalente a quella delle ricerche testuali.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 di <strong>Google Search Console ricerca multimodale<\/strong> riguarda quindi la possibilit\u00e0 di osservare una componente della visibilit\u00e0 organica che in precedenza risultava difficilmente distinguibile attraverso gli strumenti di analisi disponibili ai proprietari dei siti.<\/p>\n<h2>Come funzionano i nuovi rapporti di Search Console<\/h2>\n<p>Il cambiamento riguarda il filtro relativo al tipo di ricerca, presente nella sezione dedicata al rendimento. All'interno della categoria Web, Google distingue ora le ricerche basate sul testo da quelle multimodali, consentendo di esaminarne separatamente le prestazioni.<\/p>\n<p>Secondo la documentazione ufficiale, i nuovi dati comprendono le ricerche effettuate attraverso Google Lens, la funzione Cerchia e Cerca disponibile sui dispositivi Android compatibili, il caricamento diretto di immagini nella Ricerca Google e l'opzione di Chrome che consente di cercare un'immagine attraverso il menu contestuale.<\/p>\n<p>La distinzione riguarda il modo in cui viene avviata la ricerca. Nel caso di Google Lens, ad esempio, l'utente pu\u00f2 fotografare un oggetto e ottenere risultati pertinenti senza conoscerne il nome. Con Cerchia e Cerca pu\u00f2 selezionare un elemento visualizzato sul dispositivo e avviare una ricerca partendo dal contenuto evidenziato.<\/p>\n<p>L'integrazione \u00e8 stata prevista sia nel tradizionale rapporto sul rendimento dei risultati di ricerca sia nel rapporto dedicato alle funzionalit\u00e0 di intelligenza artificiale generativa. Quest'ultimo costituisce un ambiente di misurazione distinto, introdotto da Google nel giugno 2026 e successivamente esteso a livello globale.<\/p>\n<p>Il rilascio del filtro multimodale \u00e8 iniziato il 24 settembre su scala mondiale. La disponibilit\u00e0 effettiva dei dati dipende anche dalla presenza di traffico proveniente dalle modalit\u00e0 di ricerca interessate. Un sito che non riceve visite o visibilit\u00e0 misurabile attraverso queste esperienze potrebbe quindi non visualizzare informazioni significative nella nuova sezione.<\/p>\n<p>L'aggiornamento non corrisponde all'introduzione di un nuovo fattore di posizionamento. Google ha annunciato una funzionalit\u00e0 di misurazione, senza indicare modifiche agli algoritmi di ranking o incrementi automatici della visibilit\u00e0 per i siti che pubblicano contenuti visivi.<\/p>\n<h2>Clic, impressioni e CTR: quali informazioni diventano disponibili<\/h2>\n<p>Nei rapporti standard sul rendimento della ricerca, Search Console utilizza quattro indicatori principali: clic, impressioni, CTR e posizione media. Le impressioni rappresentano le occasioni in cui un risultato viene mostrato secondo le regole di conteggio di Google; i clic indicano gli accessi registrati dai risultati di ricerca verso il sito. Il CTR esprime il rapporto percentuale tra clic e impressioni, mentre la posizione media descrive il posizionamento dei risultati secondo le modalit\u00e0 di calcolo previste dalla piattaforma.<\/p>\n<p>Il filtro multimodale permette di applicare queste metriche alle ricerche visive classificate come risultati web. Diventa quindi possibile verificare quali pagine ottengono visibilit\u00e0 attraverso le immagini utilizzate dagli utenti per cercare informazioni e quali riescono a trasformare tale esposizione in visite effettive.<\/p>\n<p>Un sito dedicato all'arredamento, ad esempio, potrebbe individuare le pagine prodotto raggiunte attraverso ricerche avviate fotografando mobili o complementi d'arredo. Un portale turistico potrebbe analizzare la visibilit\u00e0 delle schede relative a monumenti e luoghi riconoscibili attraverso immagini. Si tratta di possibili applicazioni dello strumento, non di risultati gi\u00e0 documentati per specifiche aziende.<\/p>\n<p>L'analisi <strong>Google Search Console ricerca multimodale<\/strong> consente inoltre di lavorare sulle dimensioni disponibili nei rapporti, individuando le pagine coinvolte e osservando la distribuzione geografica, i dispositivi e l'andamento temporale dei risultati.<\/p>\n<p>Esiste per\u00f2 una limitazione rilevante: <strong>il filtro multimodale non mette a disposizione il dettaglio delle query testuali<\/strong>. Poich\u00e9 queste ricerche vengono avviate prevalentemente attraverso immagini, Search Console non restituisce l'elenco delle parole utilizzate dall'utente come avviene per le interrogazioni tradizionali.<\/p>\n<p>Questo significa che un responsabile SEO pu\u00f2 individuare una pagina che riceve clic dalle ricerche multimodali, ma non conoscere necessariamente l'immagine originale utilizzata dall'utente n\u00e9 ricostruire con precisione ci\u00f2 che stava cercando. Le metriche descrivono quindi il rendimento delle pagine, senza fornire una rappresentazione completa dell'intenzione di ricerca.<\/p>\n<h2>Ricerca multimodale, Google Immagini e video: le differenze da conoscere<\/h2>\n<p>Uno degli aspetti che richiede maggiore attenzione riguarda la distinzione tra ricerca multimodale, risultati di Google Immagini e risultati video. Sono modalit\u00e0 che possono coinvolgere contenuti visivi, ma non rappresentano la stessa categoria di misurazione.<\/p>\n<p>Nel filtro multimodale, il criterio principale \u00e8 l'utilizzo di un'immagine come elemento della ricerca. Una persona pu\u00f2 fotografare un prodotto e ottenere una normale pagina web tra i risultati. In questo caso, l'interazione rientra nell'ambito della ricerca web multimodale.<\/p>\n<p>Il filtro Immagini riguarda invece il traffico proveniente dai risultati mostrati nella scheda Google Immagini. Un utente potrebbe digitare una richiesta testuale, aprire la sezione dedicata alle fotografie e raggiungere un sito attraverso una delle immagini visualizzate. Questa visita appartiene alla categoria Immagini, anche se il risultato consultato \u00e8 di natura visiva.<\/p>\n<p>Il filtro Video misura il traffico relativo ai risultati mostrati nella scheda Video della Ricerca Google. Non coincide con la ricerca multimodale e non comprende automaticamente tutte le interazioni con filmati presenti nelle pagine web.<\/p>\n<p>La distinzione \u00e8 essenziale per interpretare correttamente i dati. <strong>L'introduzione del nuovo filtro non equivale alla creazione di un rapporto unico che aggrega ogni forma di ricerca per immagini e video.<\/strong><\/p>\n<p>Anche la presenza di contenuti video all'interno di un sito non determina automaticamente la loro inclusione nelle statistiche multimodali. Un filmato pu\u00f2 essere mostrato nei risultati web, nelle sezioni video o in altre esperienze di Google, con modalit\u00e0 di attribuzione differenti.<\/p>\n<p>Per gli operatori che lavorano con fotografie, cataloghi, tutorial e contenuti audiovisivi diventa quindi utile osservare separatamente le diverse categorie, evitando di sommare indicatori che descrivono fenomeni non perfettamente sovrapponibili.<\/p>\n<h2>La visibilit\u00e0 nelle funzionalit\u00e0 di intelligenza artificiale generativa<\/h2>\n<p>L'annuncio del 24 settembre si collega a un altro aggiornamento importante di Search Console. Il 3 giugno 2026 Google aveva introdotto rapporti specifici per analizzare la presenza dei siti nelle funzionalit\u00e0 di intelligenza artificiale generativa, comprese AI Overviews e AI Mode, oltre alle esperienze generative presenti in Discover.<\/p>\n<p>Dal 31 agosto 2026 questi rapporti risultano distribuiti globalmente. La loro funzione principale \u00e8 misurare la visibilit\u00e0 delle pagine nelle esperienze generative, distinguendola dal rendimento complessivo della ricerca.<\/p>\n<p>Nei rapporti dedicati all'AI generativa, Google rende disponibili soprattutto dati sulle impressioni, sulle pagine coinvolte, sui Paesi e sull'andamento temporale. Per i risultati di ricerca \u00e8 prevista anche la dimensione relativa ai dispositivi.<\/p>\n<p>Il nuovo filtro multimodale si inserisce in questo sistema, aggiungendo la possibilit\u00e0 di distinguere la componente delle ricerche avviate attraverso immagini anche nell'ambito della reportistica dedicata alle funzionalit\u00e0 generative.<\/p>\n<p>Occorre tuttavia evitare di attribuire ai rapporti capacit\u00e0 che non possiedono. La presenza di impressioni nelle funzionalit\u00e0 di AI generativa non equivale necessariamente a un clic, a una visita o a una conversione commerciale. Inoltre, il rapporto specifico sulle funzionalit\u00e0 generative non offre lo stesso insieme di metriche di traffico disponibile nel rapporto ordinario sui risultati web.<\/p>\n<p>La differenza tra esposizione e accesso effettivo rimane centrale. Una pagina pu\u00f2 essere mostrata all'interno di un'esperienza generativa senza che l'utente senta la necessit\u00e0 di visitare il sito di origine. Il dato sulle impressioni permette di misurare una forma di presenza, ma da solo non ne determina il valore economico o il contributo alle conversioni.<\/p>\n<h2>Immagini e contenuti visivi assumono un ruolo pi\u00f9 misurabile nella SEO<\/h2>\n<p>L'introduzione di <strong>Google Search Console ricerca multimodale<\/strong> rende pi\u00f9 concreta l'analisi del rapporto tra patrimonio visivo di un sito e capacit\u00e0 di intercettare le ricerche degli utenti.<\/p>\n<p>Le immagini erano gi\u00e0 rilevanti per l'indicizzazione e per l'accesso attraverso Google Immagini. Il nuovo rapporto amplia le possibilit\u00e0 di osservazione, perch\u00e9 considera anche percorsi di ricerca nei quali la fotografia costituisce il punto di partenza dell'interrogazione.<\/p>\n<p>Le indicazioni tecniche di Google per l'ottimizzazione delle immagini rimangono pertinenti. Il motore di ricerca deve poter individuare e interpretare i contenuti visivi presenti nelle pagine. Per questo sono importanti la corretta implementazione degli elementi HTML, l'accessibilit\u00e0 dei file, la qualit\u00e0 delle immagini e la coerenza tra il contenuto fotografico e il testo che lo accompagna.<\/p>\n<p>Anche gli attributi alternativi delle immagini contribuiscono alla descrizione del contenuto, oltre a svolgere una funzione fondamentale per l'accessibilit\u00e0. Titoli, didascalie e informazioni presenti nella pagina forniscono ulteriori elementi di contesto.<\/p>\n<p>La pubblicazione di fotografie originali e pertinenti pu\u00f2 essere particolarmente utile quando il contenuto presenta caratteristiche riconoscibili: un prodotto con dettagli specifici, un edificio, un oggetto tecnico o un luogo geografico. Non esiste per\u00f2 una garanzia che un'immagine ottimizzata venga identificata attraverso Google Lens o che ottenga una determinata posizione nei risultati.<\/p>\n<p>La stessa attenzione vale per i video, sebbene la loro misurazione debba essere distinta da quella delle ricerche multimodali. Google raccomanda di rendere i filmati individuabili e indicizzabili, utilizzare miniature accessibili e fornire informazioni coerenti sul contenuto. Quando appropriato, i dati strutturati VideoObject possono aiutare il motore di ricerca a interpretare alcune caratteristiche del video.<\/p>\n<p>Per un sito editoriale che pubblica recensioni, guide pratiche o approfondimenti tecnici, le immagini e i filmati possono quindi contribuire alla reperibilit\u00e0 dei contenuti attraverso diversi percorsi di ricerca. La presenza di un nuovo indicatore consente di verificare una parte di questi percorsi senza dover presumere che il miglioramento dei materiali visivi produca automaticamente pi\u00f9 traffico.<\/p>\n<h2>Come cambia l'analisi delle prestazioni per aziende ed editori<\/h2>\n<p>La disponibilit\u00e0 di dati specifici apre nuove possibilit\u00e0 di analisi, soprattutto per i siti che possiedono archivi fotografici estesi, cataloghi prodotto o contenuti legati a elementi facilmente riconoscibili.<\/p>\n<p>L'utilit\u00e0 di <strong>Google Search Console ricerca multimodale<\/strong> emerge quando i dati vengono confrontati con la struttura del sito e con le caratteristiche delle pagine che ricevono visibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Un sito di commercio elettronico pu\u00f2 verificare se determinate categorie di prodotti emergono pi\u00f9 frequentemente nelle ricerche avviate con immagini. L'analisi pu\u00f2 orientare la revisione delle schede, la scelta delle fotografie e il controllo delle informazioni associate ai prodotti, senza confondere l'osservazione di una tendenza con la dimostrazione di un rapporto causale.<\/p>\n<p>Per gli editori, il nuovo filtro pu\u00f2 risultare interessante soprattutto nelle sezioni in cui la componente fotografica svolge una funzione informativa autonoma, come cronaca visiva, turismo, design, cucina e approfondimenti sul patrimonio culturale.<\/p>\n<p>Le pagine che ricevono impressioni multimodali possono essere confrontate con quelle che ottengono risultati attraverso le interrogazioni testuali. Le eventuali differenze aiutano a capire quali contenuti vengono scoperti attraverso percorsi distinti, anche se l'assenza delle query impedisce di ricostruire completamente il comportamento degli utenti.<\/p>\n<p>Una valutazione accurata richiede inoltre attenzione al periodo osservato. Il nuovo sistema di rendicontazione \u00e8 stato introdotto nel settembre 2026 e le serie storiche disponibili potrebbero non permettere confronti omogenei con periodi precedenti.<\/p>\n<p>Un aumento delle impressioni osservato dopo l'attivazione del filtro non pu\u00f2 essere automaticamente interpretato come crescita della domanda o miglioramento del posizionamento. Potrebbe dipendere anche dalla disponibilit\u00e0 di una categoria di dati precedentemente non esposta con lo stesso livello di dettaglio.<\/p>\n<p>Questa cautela riguarda soprattutto le analisi comparative e i report destinati ai clienti. Prima di attribuire un cambiamento a un intervento SEO, occorre verificare che le metriche confrontate appartengano alla stessa tipologia di ricerca e a periodi effettivamente comparabili.<\/p>\n<h2>Esportazione dei dati e limiti della misurazione<\/h2>\n<p>Google ha previsto la possibilit\u00e0 di esportare le informazioni del nuovo filtro attraverso la funzione Export presente nei rapporti di rendimento. I dati possono cos\u00ec essere analizzati con strumenti esterni, integrati nei documenti di monitoraggio e confrontati con altre informazioni disponibili sul sito.<\/p>\n<p>La documentazione ufficiale invita a utilizzare l'esportazione per approfondire i risultati. Questo passaggio risulta particolarmente utile quando si devono esaminare gruppi di pagine, confrontare periodi differenti o predisporre analisi per pi\u00f9 propriet\u00e0 digitali.<\/p>\n<p>L'adozione di <strong>Google Search Console ricerca multimodale<\/strong> richiede per\u00f2 di distinguere gli indicatori forniti dalla piattaforma dalle informazioni raccolte attraverso sistemi di web analytics.<\/p>\n<p>Search Console descrive le prestazioni dei contenuti all'interno della Ricerca Google secondo i propri criteri di misurazione. Gli strumenti di analisi del sito possono invece rilevare sessioni, interazioni e conversioni successive all'accesso. I due sistemi non utilizzano necessariamente gli stessi criteri di attribuzione e i loro dati non devono coincidere perfettamente.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 di clic provenienti da ricerche multimodali permette di valutare quanti accessi siano associati a quella specifica categoria. Non consente, da sola, di stabilire quanti utenti abbiano effettuato un acquisto, richiesto un preventivo o completato un'altra azione significativa.<\/p>\n<p>Rimane anche un limite relativo all'identificazione del contenuto che ha generato la ricerca. Senza il dettaglio dell'immagine originale e delle eventuali parole associate, l'analisi deve concentrarsi sulle pagine di destinazione, sui dispositivi, sui Paesi e sull'evoluzione temporale dei dati.<\/p>\n<p>Sul piano operativo, questo orienta il lavoro verso verifiche concrete: l'accessibilit\u00e0 delle risorse visive, la qualit\u00e0 delle pagine che ricevono impressioni, la presenza di contenuti pertinenti e la capacit\u00e0 delle pagine stesse di soddisfare l'interesse dell'utente una volta raggiunto il sito.<\/p>\n<p>Per le propriet\u00e0 che registrano traffico multimodale, la disponibilit\u00e0 dei nuovi dati permette infine di separare con maggiore precisione due fenomeni precedentemente difficili da distinguere: la visibilit\u00e0 ottenuta attraverso una ricerca digitata e quella prodotta quando \u00e8 un'immagine a dare origine alla ricerca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Google Search Console permette di misurare separatamente il rendimento delle ricerche effettuate attraverso immagini, fotografie e schermate. 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